Un giornale da salvare

Si è mai visto l’azionista (relativamente) maggioritario di un quotidiano storico, unico nel suo genere, che decide di sopprimerlo perché è insoddisfatto della linea editoriale seguìta dalla direzione? Fino a ieri no. Poi abbiamo appreso che il Secolo d’Italia, schierato con Fli, rischia di finire così: prosciugato dei propri fondi dalla volontà punitiva dei garanti riconducibili ai colonnelli ex finiani. Stando alle parole del direttore Flavia Perina, a nulla sarebbe valsa la sua disponibilità ad accettare una sorta di commissariamento.
29 OTT 10
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 12 AGO 20
Immagine di Un giornale da salvare
Si è mai visto l’azionista (relativamente) maggioritario di un quotidiano storico, unico nel suo genere, che decide di sopprimerlo perché è insoddisfatto della linea editoriale seguìta dalla direzione? Fino a ieri no. Poi abbiamo appreso che il Secolo d’Italia, schierato con Fli, rischia di finire così: prosciugato dei propri fondi dalla volontà punitiva dei garanti riconducibili ai colonnelli ex finiani. Stando alle parole del direttore Flavia Perina, a nulla sarebbe valsa la sua disponibilità ad accettare una sorta di commissariamento (un condirettore o qualcosa del genere) che riequilibrasse l’indirizzo del Secolo in senso meno finiano.

Al che i giornalisti finiani
hanno lanciato il loro appello per la sopravvivenza culturale, professionale e identitaria di un quotidiano nato come la prosecuzione del Popolo d’Italia con altri e democratici mezzi, durato negli anni dal Dopoguerra a oggi come bollettino del Msi-An, impreziosito da direttori blasonati come Giano Accame e da collaboratori nient’affatto disprezzabili – a proposito, nel catalogo i finiani si sono dimenticati di citare il filosofo Julius Evola, rimediamo noialtri “berlusconiani”.

Per debito di verità,
bisogna però riconoscere che sono giunti anche alcuni segnali positivi, e proprio dai colonnelli più temuti. Ignazio La Russa ha aperto la via della resipiscenza, Maurizio Gasparri l’ha percorsa: “E’ importante tenere in vita il Secolo. Anche se i soldi sono di tutti, ma la gestione è di una parte”. Parole sagge, ora i fatti. Meglio contendersi la navigazione del Secolo piuttosto che affondare un vascello cui pure il Foglio non ha mai risparmiato critiche scorbutiche, felice che esista così com’è.